Cestini

Cestini

Castelsardo è famosa nel mondo per la produzione artigianale dei cestini.
Non è raro vedere nelle vie del paese le donne intente a intrecciare ceste colorate, o pescatori a cucire nasse, la trappola da calare sul fondo del mare per la pesca dei crostacei.
La produzione locale dei cestini è caratterizzata da numerose forme ed elementi decorativi: caratteristiche di Castelsardo sono le corbule e i canestri . Le corbule hanno la base piccola e i bordi alti e sono di forma tronco-conica, possono avere diverse grandezza e venivano utilizzate per le operazioni di panificazione: le più piccole per conservare il lievito, mentre quelle più grandi per conservare il pane grosso per tutta la settimana e grazie alla loro struttura consentivano di mantenere unita e raccolta la forma del pane.
Anche i canestri possono avere diverse dimensioni, ma al contrario delle precedenti hanno il bordo basso, di circa 10 cm, ma anche questi, venivano utilizzati per la panificazione: entrambi facevano parte del corredo del pane per la sposa. I canestri di medie dimensioni venivano usati per fare e contenere gli gnocchi e il pane mentre quelle di grandi dimensioni per conservare il pane piatto che veniva poi coperto con un telo.
Un altro contenitore tipico di Castelsardo è la pòntina, capiente contenitore di forma cilindrica o di giara, con apposito coperchio che solitamente veniva utilizzato per conservare la biancheria, i ceci, i fagioli e gli alimenti in genere. Oggi queste ceste sono usate come portaombrelli, porta-riviste o biancheria. Altri cestini hanno funzione ornamentale, come centro-tavola, sottopentola o appesi alle pareti, dove arredano e ricordano le tradizioni locali. I cesti sono tra i primi oggetti nati come corredo indispensabile alla vita familiare.
Insieme alle ceramiche, essi nascono già con le prime comunità primitive, ed hanno seguito l’intera evoluzione della specie umana nei secoli, senza mai variare sostanzialmente la loro struttura ed il loro uso. Gli attuali modelli non corrispondono più a quelli utilizzati dai primitivi abitatori dell’Isola, la produzione odierna è più aderente alle esigenze della vita moderna. La materia prima utilizzata è la palma nana, che qui cresce spontaneamente. Oggi la palma nana è considerata specie protetta ed è quindi purtroppo quasi interamente sostituita dalla rafia. Le varie tecniche di intreccio e gli oggetti prodotti sono in mostra nel Museo dell’Intreccio Mediterraneo, ospitato nelle sale del Castello. Conoscere tecniche e materiali legati alla tradizione può essere utile anche come buona guida all’acquisto del vero manufatto artigianale fatto a regola d’arte.